IL RESPIRO E’ LA VOCE DELL’ANIMA


La vita non si misura dal numero di respiri che fai, ma dai momenti che ti tolgono il respiro.

Diamo poca importanza al respiro, è la prima cosa che facciamo quando nasciamo e l’ultima quando moriamo. Momenti tanto importanti da dare un nome: il vagito col pianto di un neonato e l’ultimo sospiro. 

Respirare è una di quelle poche cose che possiamo controllare e nello stesso tempo lasciar fare al nostro sistema nervoso autonomo. L’apnea prolungata è incompatibile con la vita, abbiamo necessità di respirare. Facciamo in media 20.000 respiri al giorno e di solito non siamo consapevoli nemmeno di un atto ventilatorio.

Respiriamo per fornire ossigeno alle cellule che compongono il nostro corpo, i polmoni purificano il sangue dall’anidride carbonica e forniscono ossigeno. La respirazione fortifica il sistema immunitario, facilita la digestione e aiuta l’organismo a eleminare i metaboliti di scarto.

Se proviamo a portare l’attenzione consapevole sulla respirazione, ci aiuta a rilassarci, a ridurre lo stress, a ritrovare il nostro equilibrio riuscendo a stare nella quiete pur stando in mezzo alla tempesta.

La vita occidentale, dove si fa tutto di fretta ha accorciato i nostri respiri aumentandone la frequenza, meccanismo fisiologico per eccitazione del sistema nervoso autonomo. Siamo una popolazione dalla respirazione superficiale, facciamo tutto di corsa ed il respiro corre con noi. Stiamo sempre al chiuso, probabilmente sempre in casa in smart working, respirando aria povera di ossigeno. Con lo stress aumenta la frequenza del respiro che diventa sempre più corto ed il respiro corto accumula stress in un ciclo senza fine che si autoalimenta. Esiste un metodo per intervenire e controllare questo vortice, è il respiro consapevole. Per capire come fare, bisogna conoscere come funziona questo sistema, frutto dell’evoluzione che accomuna ogni essere animale.

Come già detto, il respiro è anche controllato dal sistema nervoso autonomo o vegetativo. Il sistema nervoso autonomo è costituito da una componente eccitatoria dal nome simpatico o ortosimpatico e da una componente inibitoria dal nome parasimpatico.

Il sistema nervoso simpatico o ortosimpatico è strettamente collegato alla reazione di attacco o fuga (fight or flight) frutto di una evoluzione nata milioni di anni fa con i primi esseri viventi. Di fronte ad un forte stimolo come può essere la paura, come quando la vita è in pericolo, intervengono questi meccanismi molto primordiali e veloci. Si sente il bisogno irrefrenabile di scappare o di combattere la fonte della paura. Istantaneamente si attivano meccanismi come la liberazione di catecolamine (adrenalina, noradrenalina, cortisolo) dalle ghiandole surrenali che scatenano in modo automatico la migliore reazione. La frequenza cardiaca aumenta vertiginosamente, il respiro si fa più forte, aumenta la sudorazione, aumenta la pressione sanguigna, i muscoli sono pronti allo scatto, la mente è molto reattiva per fronteggiare al meglio il pericolo. Se lo stimolo è protratto per lungo tempo, si possono creare anche situazioni a corredo come ansia e/o una riduzione del sistema immunitario. Possono anche insorgere malattie ad eziologia ignota come fibromialgia, depressione fino a casi più gravi come le neoplasie.

A modulare il sistema nervoso simpatico/ortosimpatico, ci pensa il parasimpatico che ha l’effetto opposto, serve proprio a mediare l’azione del simpatico, quindi induce il sistema a rallentare. Abbassa la pressione sanguigna, rallenta la frequenza cardiaca e il respiro grazie all’intervento di un neurotrasmettitore come l’acetilcolina.

Ai non addetti ai lavori per comprendere bene la modulazione di questi due meccanismi, si possono paragonare all’acceleratore e al freno. Lo stress pigia l’acceleratore al massimo (sistema nervoso simpatico) mentre la tranquillità usa il freno (sistema nervoso parasimpatico).   Come già detto il respiro ha due controlli, quello volontario da noi controllato e quello del sistema nervoso autonomo (simpatico accelera e accorcia il respiro e il parasimpatico che lo rallenta e lo rende profondo). Per stimolare la tranquillità, il benessere psicofisico, la pace dei sensi, è possibile creare un meccanismo indotto per stimolare il parasimpatico. Basta semplicemente concentrarsi sul respiro in modo consapevole, questo è il primo passo che spesso è usato come ancora per praticare la meditazione consapevole.

Nella tradizione yoga, la respirazione profonda si chiama “pranayama”, Prana- energia vitale e ayama-espansione. Quando siamo consapevoli della respirazione (inspirazione ed espirazione) infondiamo in noi stessi la forza vitale e ci ancoriamo al nostro centro profondo.

Quanto è importante per la massimizzazione della performance di un atleta praticare la meditazione col respiro consapevole? Prova ad immaginarlo o fai una prova: mettiti comodo, chiudi gli occhi e concentrati sul respiro per alcuni minuti. Noterai sin da subito dei piacevoli cambiamenti.

Se vuoi sconfiggere l’ansia della vita, vivi nel momento presente, vivi nel respiro. (Amit Ray)