Quando vediamo le bellissime "gazzelle" del Kenia che con le loro falcate sfiorano il terreno, ci rendiamo conto di quanto deve essere bello correre sotto i 3'/km senza avvertire una eccessiva fatica. La corsa migliore è quella che si esprime con una alta efficienza meccanica, esiste proprio un indicatore che si chiama CE (Costo Energetico) il quale a parità di consumo di ossigeno (VO2), quanto è più piccolo CE, tanto più aumenta la velocità di corsa. Quindi come per i motori anche per la macchina umana esiste il concetto di rendimento che è dell'ordine del 25% circa e per le eccellenze del running è dell'ordine del 30%. Ebbene si, più di due terzi dell'energia si disperde in calore e non più utilizzabile. Questo concetto di efficienza meccanica in soldoni si identifica in una corsa efficiente, bella!

"Quando corri devi vederti bello!"

Le spalle non devono ruotare e devono rispettare una speculare simmetria, il volto deve essere rilassato, le braccia devono muoversi ritmicamente, il busto leggermente inclinato in avanti, le anche non devono cedere e devono oscillare poco. L'appoggio a terra possibilmente non deve essere di tallone, l'ideale dovrebbe essere di mesopiede col  ginocchio non completamente esteso.

La corsa è una successione di movimenti combinati e coordinati degli arti inferiori e degli arti superiori, che si succedono omologhi ed alternati, quanto più si riducono gli attriti e le forze di dispersione, tanto più migliora l'efficienza meccanica.

Grazie ai moderni sistemi di valutazione del gesto atletico, è possibile misurare i tempi di appoggio del piede (devono essere quanto più contenuti possibili) e le forze di impatto nell'unità di tempo. Per ogni azione corrisponde una forza uguale e contraria, quindi le forze di impatto sono anche ascensionali che disperdono energia, NON vengono utilizzate per andare in avanti ma bensi verso l'alto per l'inevitabile ma contenibile oscillazione del bacino ad ogni falcata. Tutto dipende da come l'arto copia il momento dello strike e del touch down al suolo che deve essere quanto più "vellutato" nella meccanica di corsa. L'attimo d'appoggio è un momento topico, in questa fase avviene una leggera frenata a cui segue il sostegno, l'estensione e spinta.

Per ridurre la possibilità di apoggiare di tallone, senza doversi sentire delle ballerine in punta di piedi, potrebbe essere sufficiente appoggiare con l'arto non completamente esteso, col ginocchio ancora un po' flesso con la percezione di atterrare sotto il baricentro, intorno ai 30 cm avanti a noi. Piuttosto conviene mettere grande enfasi nella percezione per la fase di estensione e spinta dove il tutto deve essere opportunamente fluido e morbido, 

....devi vederti bello!

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(Crowell et al. 2010) Gait retraining to reduce lower extremity loading in runners

(Almeida et al. 2015) Biomechanical Differences of Foot-Strike Patterns During Running: A Systematic Review With Meta-analysis

(Di Prampero, 1985) Metabolic and circulatory limitations to VO2 max at the whole animal level