Sin dalla notte dei tempi si è cercato di studiare uno stile di corsa perfetto e ancora oggi la letteratura scientifica continua a sfornare ricerche sempre più interessanti. I nostri muscoli hanno qualcosa di straordinario, possono lavorare in condizioni concentriche, come quando pedaliamo in bicicletta, piuttosto che in condizioni eccentriche quando corriamo in discesa, in condizioni isometriche quando vogliamo spingere un SUV mentre non si muove ed infine hanno una capacità intrinseca che è quella di riutilizzare l'energia elastica dalla fase eccentrica a quella concentrica come una molla.

E' possibile migliorare il rendimento della corsa con l'energia accumulata per poi restituita ad ogni passo proprio come fonte metabolica gratuita. Questo accade grazie alla tecnica e alla velocità di corsa che diventando sempre maggiore tende a far aumentare il rendimento energetico.

Una tra le caratteristiche del lavoro pliometrico è lo stifness (rigidità: capacità reattiva elastica riflessa), che nella fattispecie consente grazie al sistema funzionale tendine d'achille-gastrocnemio di accumulare energia nella fase eccentrica, quindi nell'appoggio per poi restituirla nella fase concentrica, quindi nella spinta. Esiste un angolo ideale della gamba attraverso cui si possa avere la massima efficienza dello stifness, se l'appoggio è troppo lontano dal corpo la sua azione sarà frenante. Si stima una distanza ideale rispetto alla perpendicolare di circa 30cm, gli amatori (tapascioni) appoggiano di tallone a 60cm con variazioni in eccesso o difetto in base alla statura.

L'esigenza di appoggiare sotto il bacino (o quasi) e di mesopiede dipende proprio dal fatto che bisogna riutilizzare quanto più possibile l'energia elastica riflessa. L'atleta deve avanzare come una ruota dalla circonferenza perfetta. Se appoggia di tallone a 60 cm, l'avanzare della ruota è simile ad una circonferenza con un dente/protuberanza ben evidente che ne rallenta la corsa. Lo stile di corsa deve essere inteso non come una successione di spinte ma da una successione di rimbalzi da cui scaturisce l'esigenza di un buon uso di braccia, del core e di tutto l'apparato locomotore. La corsa ideale prevede l'appoggio del quinto dito che per effetto domino richiama in sequenza il metatarso con le altre dita e l'appoggio della pianta.
Diversamente l'appoggio di tallone crea un picco di forza verso l'alto che è la principale causa di infortuni a tendini, ginocchia, anche e schiena.

In ogni modo la corsa di tallone non va criminalizzata, grazie alle scarpe ammortizzate di ultima generazione, oggi è possibile far disputare una maratona anche a chi è abbondantemente sovrappeso e non ha la capacità di sfruttare l'energia elastica riflessa del "polpaccio" affidando l'ingrato compito dell'avanzare ai più potenti muscoli delle cosce. Ciò non toglie che col tempo, così come è facile assistere a rivisitazioni del peso di oltre 10 kg, si potrebbe pensare di cambiare anche lo stile di corsa ma si va rigorosamente per gradi.

Sai praticare la corsa balzata? Puoi cominciare da qui. Mentre corri, ogni cinque minuti a parità di velocità fai dieci secondi di corsa balzata, come se volessi rimanere a mezz'aria il più a lungo possibile aumentando il passo esasperando il concetto di balzo in avanti.

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(G.N. Bisciotti, 2005) The biomechanical parameters in sprint

(Cavagna, 1988) The determinants of the step frequency in running, trotting and hopping in man and other vertebrates.
(C. Bosco, C. Vittori, 1986) Biomechanical characteristics of sprint running during maximal and supra-maximal speed
(Bosco et al, 1982) Store and recoil of elastic energy in slow and fast types of human skeletal muscles
(Lieberman, 2010) Foot strike patterns and collision forces in habitually barefoot versus shod runners Mostra meno